Chi sono?

Bella domanda.Gabriella Ruggiero

Io, ovviamente. Questa.

Nella vita di tutti i giorni, sono una commercialista. Atipica, direi. Basti guardare il mio studio che rispecchia in toto  la mia fisionomia di professionista  sui generis.

Nella vita dei miei giorni diversi, invece,  scrivo libri, il che inevitabilmente conferma  quanto sopra.

Ma farne  a meno non mi è  possibile.

 

Ho una sola forza,  che è anche la mia più grande debolezza, la parola.parole
Dovrebbe essere così per tutti, no?
E invece?
Le persone semplicemente non parlano più.
Io invece parlo sempre e quando non posso farlo,  scrivo.
E’ parola anche quella eh!

 

Sono piuttosto difettosa, di certo non normale (questo lo dico piano.)

 

Ho uno strano rapporto con le persone.Abbracci

Le accolgo.
Sia nel mio lavoro che nella vita di tutti i giorni.
E’ un difetto?
Non lo so. Ci devo pensare.
Chiunque mi conosca, sa che questo è l’idioma che nel mio linguaggio corrente  utilizzo maggiormente. Più che una formula espressiva, infatti, la definirei  quasi  un tutt’uno con me, un po’ perché mi consente di  scrollarmi di dosso il peso di una risposta che non so dare, un po’ perché  sono una che si pone infinite domande a cui una sola risposta, ammesso che ce ne  sia una soltanto, non basta.
E siccome  è mia ferma opinione  che le persone siano al di là di  ciò che si vede e si sa di loro, non mi resta che accoglierle e provare a conoscerle.
Se và, và, sennò, pace.

 

ParoleHo il brutto vizio di dire sempre ciò che penso e di prendermi ciò che pensano gli altri.

Un rapporto di solito impari, ma va bene così.
Tanto non posso farci niente. Le  emozioni mi travolgono ogni volta, quando è tempo di rabbia mi arrabbio, quando è tempo di pace mi commuovo.
In un caso o nell’altro non capisco più niente e, a quel punto,  ognuno può far di me ciò che crede.

Ho poche idee, ma in compenso fisse . . .

(questa l’ho spudoratamente rubata a De Andrè n.d.r.)

paroleE quella di narrare della sofferenza esistenziale è veramente una mia personale mania.
Credo, infatti, e asserisco con assoluta convinzione,  che la salvezza di tutti, e sottolineo tutti, possa arrivare solo dalla profonda conoscenza di quel nucleo di dolore che si sotterra nella memoria di ciascuno,  quel peso sul cuore che non potremo sciogliere in nessuna maniera fino a quando non riusciremo a parlarne o anche soltanto a scriverne che poi  è solo un altro modo di parlare.

 

paginePer questo mi chiamano la scrittrice del dolorenon so se con sarcasmo, ironia o qualche altra cosa.
Non lo so e  non ci voglio pensare, questa volta. Tanto  s’è capito.
No? Ma và.
Del resto, scrivere è un lusso che rubo al mio sonno e alla mia vita,  almeno lo faccio libera-mente.
A mio rischio e pericolo, lo so, visto che il mio  tema monocorde,  forse senza forse,  ha rotto un pò le scatole, pazienza.
Per gli altri, ovviamente.

 

Allora chi sono?

DifettiSul serio. Non lo so chi sono.

So,  però,  quel  che voglio.

Voglio realizzare i miei progetti.

Uno di questi è proprio l’obiettivo di questo Sito.

Oltre le pagine.

Là,  c’è il mondo che vorrei.

Se hai il coraggio di andare fino in fondo lo scoprirai.