Tra le pagine

Dubbi

By 22 Dicembre 2018 No Comments

Siamo spiriti erranti, aveva detto lui una volta, con lo sguardo fisso sull’Arno e io non gli avevo risposto, ma in fondo a me stessa avevo pensato che lo fosse lui solo.
Sapevo bene che l’eterno errare dell’anima del mio uomo lo avrebbe condotto un giorno laddove potesse placare la sua inquietudine, in quel momento però mi chiedevo quando questo sarebbe avvenuto, se io avrei avuto la forza di attenderlo e infine, se quel posto sarebbe stato al mio fianco.
Lo avevo sempre accolto nei suoi deliri di coerenza assoluta, io amavo profondamente la sua coerenza, ma ora mi accorgevo tristemente che di me, dei miei sogni, delle mie aspirazioni, non ne avevamo mai parlato. Lui non sapeva nulla della mia anima, neppure della pittura sapeva, e io glieli avevo consapevolmente taciuti, perché la mia inadeguatezza non ampliasse la già profonda voragine esistente fra noi. Ignava complice del nostro avvicinamento, avevo mentito a me stessa e a lui quando il desiderio di averlo era diventato troppo forte. Molto meglio mutilare i discorsi quando rischiavano di scivolare un po’ troppo giù, sfiorando le polverose pieghe della memoria. Già! Molto meglio, del portarsi appresso l’espressione di delusione stampata sul suo volto d’angelo. E rimanere coi piedi fermamente saldati sull’orlo della voragine scegliendo con cura le parole da dire, stando bene attenta a evitare quelle che avrebbero potuto spingermi giù.
Ma con cosa avrei potuto legarlo se non con me stessa? Il mio unico tesoro temendo tuttavia che non fosse abbastanza ricco per lui.

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