Tra le pagine

Fragilità

By 22 Dicembre 2018 No Comments

Rosa era in camera. Udiva le voci sommesse che giungevano a lei come grida soffocate che non pareva riconoscere, neppure quella dell’uomo che amava e le cui note dolorose aveva, ormai da tempo, smesso di udire. Solo quella lieve, dolce, soave, così armoniosa da apparire musica, così familiare da sembrare culla, quella del padre che non aveva mai avuto. Aveva così fatto capolino dalla porta come un cucciolo impaurito guardando Alfredo con occhi sgomenti. Nel vederla, lui, aveva rischiato di sfondare il pavimento coi suoi centoventi chili di infinità bontà e per un attimo aveva desiderato di sbriciolare quel farabutto e disperderne i frammenti come faceva con la sua millefoglie, ma alla fine non aveva fatto proprio un bel niente limitandosi a guardare di sbieco il padre. Lo sguardo dell’uomo, al confronto del quale quello del figlio appariva come una pallida ombra, aveva parlato per lui.
Si era quindi avvicinato a Rosa tenendola stretta per un po’ col mento appoggiato alla sua fronte, poi l’aveva scortata fino all’auto. Per tutto il tragitto verso casa, lei era rimasta avvinghiata al fratello.
Di lacrime non ce n’erano più, né da versare, né da raccogliere.
C’era solo l’amore ed era molto meglio.

Leave a Reply