La Scelta Inconsapevole

Gabriella Ruggiero

Nel passato di Silvia ci sono tutti i possibili amori che in  45 anni chiunque può incontrare.
Ognuno con le sue sfaccettature dolorose e bellissime.

C’è l’amore violento di Paolo, quello romantico di Gaetano, quello passionale di Andrea.
C’è l’amicizia nata sui banchi di scuola con Eleonora, quella dell’età adulta con Rosa.

Sopra tutti, poi, c’è l’amore indissolubile verso un figlio rifiutato dal padre e scelto dalla protagonista a scapito di se stessa e della sua relazione.

Silvia ignora che i suoi attacchi di panico, la paura folle di morire, nascono  da tutto questo.

Lo scoprirà  nel lungo viaggio che intraprende al fianco del Professor  Casadei, in una relazione analitica molto complessa.

Una forma di amore-odio che tuttavia l’aiuterà ad affrontare i suoi demoni profondi in un processo trasformativo di grande potenza.

Tra le pagine 

Abbagli

AbbagliLa mente umana ha un’infinita capacità di protezione verso di noi, incamera i nostri traumi e li ripesca all’occorrenza, mostrandoci a suo piacimento disastri e sfaceli pur di fermarci, stende i veli impietosi dell’illusione, ma in realtà ci truffa, c’inganna.
L’analisi in fondo non fa altro che convincerla, con inaudita pazienza, a lasciar andare le sue resistenze perché non serve a nulla ripararsi dietro un velo. Non c’è orrore o maleficio al di là di quel velo, ci siamo solo noi, e non siamo né orrendi né malefici.

Sei bella …..

Sei bellaL’atto di accusa altro non è se non il giudizio degli altri e di conseguenza ciò che noi rappresentiamo per loro, ma non sarà mai ciò che noi siamo veramente.
Io potrò anche essere diversa dagli altri, ma non sarò mai sbagliata. Tutt’al più potrò avere sbagliato.
Ma come dice Nostro Signore “chi non ha peccati scagli la prima pietra.”

Fragilità

FragilitàRosa era in camera. Udiva le voci sommesse che giungevano a lei come grida soffocate che non pareva riconoscere, neppure quella dell’uomo che amava e le cui note dolorose aveva, ormai da tempo, smesso di udire. Solo quella lieve, dolce, soave, così armoniosa da apparire musica, così familiare da sembrare culla, quella del padre che non aveva mai avuto. Aveva così fatto capolino dalla porta come un cucciolo impaurito guardando Alfredo con occhi sgomenti.
Nel vederla, lui, aveva rischiato di sfondare il pavimento coi suoi centoventi chili di infinità bontà e per un attimo aveva desiderato di sbriciolare quel farabutto e disperderne i frammenti come faceva con la sua millefoglie, ma alla fine non aveva fatto proprio un bel niente limitandosi a guardare di sbieco il padre. Lo sguardo dell’uomo, al confronto del quale quello del figlio appariva come una pallida ombra, aveva parlato per lui.
Si era quindi avvicinato a Rosa tenendola stretta per un po’ col mento appoggiato alla sua fronte, poi l’aveva scortata fino all’auto. Per tutto il tragitto verso casa, lei era rimasta avvinghiata al fratello.
Di lacrime non ce n’erano più, né da versare, né da raccogliere.
C’era solo l’amore ed era molto meglio.

Amore

AmoreCiò che avvenne dopo e il perché, me lo sarei chiesta per anni senza mai riuscire a spiegarmelo. In un vortice di pensieri rividi lo sguardo disperato di Rosa, il suo occhio tumefatto, il ghigno feroce di Federico, lo sguardo sprezzante di Paolo. Sentii sulla pelle i colpi di lui e il sapore del sangue in bocca. La tremula lacrima di Gaetano immobile sullo stesso pianoro da cui avevo guardato i fuochi con Eleonora e l’estate della nostra giovinezza, gli occhi di lei che annegavano nel lago e la camicia fradicia di Andrea, la sua mano che mi accarezzava i capelli e le lacrime e il dolore perenne che si scioglievano nel suo abbraccio.
E pensai che era tutto sbagliato, decisamente sbagliato, assolutamente sbagliato, ma che in quel momento non volevo altro.
Quando sentii la sua bocca sulla mia dischiusi le labbra e lasciai che le nostre lingue si incontrassero. Fu un bacio lungo di un’intensità disarmante e di colpo tutto il mio essere fu pervaso dal calore del respiro di lui e ne fui risucchiata. Volteggiandoci dentro mi ci distesi, ci danzai, mi ci avvoltolai e mi ci persi, sciogliendo per sempre i cristalli di ghiaccio che annidavano il mio cuore.

Dubbi

DubbiSiamo spiriti erranti, aveva detto lui una volta, con lo sguardo fisso sull’Arno e io non gli avevo risposto, ma in fondo a me stessa avevo pensato che lo fosse lui solo.
Sapevo bene che l’eterno errare dell’anima del mio uomo lo avrebbe condotto un giorno laddove potesse placare la sua inquietudine, in quel momento però mi chiedevo quando questo sarebbe avvenuto, se io avrei avuto la forza di attenderlo e infine, se quel posto sarebbe stato al mio fianco.
Lo avevo sempre accolto nei suoi deliri di coerenza assoluta, io amavo profondamente la sua coerenza, ma ora mi accorgevo tristemente che di me, dei miei sogni, delle mie aspirazioni, non ne avevamo mai parlato. Lui non sapeva nulla della mia anima, neppure della pittura sapeva, e io glieli avevo consapevolmente taciuti, perché la mia inadeguatezza non ampliasse la già profonda voragine esistente fra noi. Ignava complice del nostro avvicinamento, avevo mentito a me stessa e a lui quando il desiderio di averlo era diventato troppo forte. Molto meglio mutilare i discorsi quando rischiavano di scivolare un po’ troppo giù, sfiorando le polverose pieghe della memoria. Già! Molto meglio, del portarsi appresso l’espressione di delusione stampata sul suo volto d’angelo. E rimanere coi piedi fermamente saldati sull’orlo della voragine scegliendo con cura le parole da dire, stando bene attenta a evitare quelle che avrebbero potuto spingermi giù.
Ma con cosa avrei potuto legarlo se non con me stessa? Il mio unico tesoro temendo tuttavia che non fosse abbastanza ricco per lui.

Rimorsi e rimpianti

Rimorsi e RimpiantiDi fronte a quelle barriere io mi ero sempre arresa negandomi qualsiasi possibilità di scelta e ora in qualche maniera intuivo che fosse proprio lì l’origine e la causa di tutto, la ricerca spasmodica del perché al mio disagio, le risposte cui da sempre anelavo, inesorabilmente sigillati dentro di me. Per mia stessa mano racchiusi e protetti dalla patina dell’indolenza con cui avevo sempre cercato di riempire il vuoto interiore lasciandomi fagocitare dal baratro della nostalgia, così intensa, suggestiva, e premurosa nel nutrire l’illusione del ritorno di ciò che è stato possibile un tempo.
Ora, con lo sguardo fisso a decifrare l’ordito del tappeto, mi rendevo conto di quanto fugace e variabile fosse stato tutto ciò in cui avevo creduto e a cui ero, in fondo, ancora affezionata, ma nulla di più. Da tempo immemore ormai non credevo più a niente. I traguardi che mi ero prefissata, i sogni che li avevano alimentati,tutto quanto mi pareva dissolto nel nulla. L’immota speranza che dentro di me fosse cambiato qualcosa era sempre lì in agguato, ma l’impercettibile spostamento del tempo pareva portarmi solo la consapevolezza di averne sprecato tanto, senza alcuna possibilità di rimediarvi. Il rimpianto di aver lasciato scivolare gli anni come sabbia fra le dita si mescolava al rimorso di non avere compreso le contraddizioni del mio mondo subendone per anni il dolore e peggio ancora facendone a mia volta.

Coscienza

CoscienzaLa nebbia della mia confusione si dissipava d’un tratto e ora comprendevo che non c’era natura o inclinazione che io dovessi accettare o rispettare, né alcuna diversità che io avrei potuto ancora decantare. Non avrei avuto più la forza di coprirlo ancora, e comprenderlo e scusarlo, poiché non c’era altra verità su quell’uomo se non quella che io stessa per anni avevo, con forza, negato.
Andrea era un fuggiasco. Anche lui come suo padre.
Con la differenza che a me non l’aveva taciuto e che comunque mi amava.
Di un amore imperfetto, privo di un corpo che mi donasse calore, monco di braccia in cui trovare rifugio, muto di voce per arrivare al mio cuore.
Ma un figlio no. Un figlio cambiava le cose. Non puoi fuggire di fronte al pianto di un figlio, non puoi ignorarne il bisogno e la fame, e non puoi amarlo di un amore imperfetto, mutilato della certezza di averti al suo fianco.
Con un sospiro abbandonai la testa sullo schienale del divano alzando gli occhi al cielo con serena rassegnazione. La nostra storia si sarebbe conclusa nella stessa maniera in cui era cominciata tanti anni prima e che il momento di portarla a termine era ora.