Riflessi

Trovare le parole?

By 31 Dicembre 2018 Maggio 2nd, 2019 No Comments
Parole

Repubblica.

Il femminicidio è una tragedia quotidiana. La legge non basta, serve una risposta di tipo culturale.
L’importante è trovare le parole. Continuare a cercarle. Perché, invece, ammettere che è sempre più difficile raccontare i femminicidi quotidiani, spesso ridotti a statistica, piegarsi all’impotenza di fronte all’ennesimo lutto vorrebbe dire aver perso la battaglia. Vorrebbe dire non credere più alla possibilità di fermare la strage.
(Maria Novella De Luca)

L’importante è trovare le parole.
Io l’ho fatto e l’ho scritto nel mio libro “La scelta inconsapevole” e ripetutamente lo farò in questo sito.
Ora non ne cerco più, di parole.
Ora è tempo di diffonderle, le parole, tentando di raggiungere mente e cuore di coloro per le quali combatto da anni, e a cui vorrei dare solo un veicolo per tornare a casa, poiché – come sempre dico – i libri non sono libri, bensì progetti. Oltre le pagine.
Forse fra le pagine, in molte almeno, ci siamo noi, ma la casa che cerchiamo è sicuramente al di là.
Non v’è dubbio su quanto scrive Maria Novella De Luca, l’unica strada per estirpare la piaga dei femminicidi, e di tutta la violenza di genere aggiungo io, è quella culturale, educativa.
Tuttavia, io credo, che l’educazione debba partire dalle donne stesse perché la storia, da sempre, ci insegna che non c’è altra strada se non quella che riponiamo nelle nostre forze. Fortunatamente infinite.
Così io mi rivolgo a tutte le donne che stanno cercando la strada per tornare a casa, a quelle che l’hanno smarrita, a quelle che pur cercandola non l’hanno mai trovata, a quelle che pur trovandola sbagliata hanno troppa paura di cambiarla, a quelle che non l’hanno mai avuta, una strada.
Le donne. Si. Quelle che oggi più che mai attirano l’attenzione come semplici casi di cronaca, che dopo aver galleggiato un pò nella memoria colano a picco come il Titanic. Quelle che tutti spasmodicamente dicono di voler aiutare, in primis lo Stato che riempendosi la bocca di messaggi eclatanti, sostiene di non abbandonarle, mai! Certo, contiamoci pure.
Però ci sono altre ombre. Se quasi la metà delle vittime aveva denunciato il proprio aguzzino poi trasformatosi in assassino, la commissione parlamentare sul femminicidio ha però messo in luce che, in un caso su quattro, le denunce vengono archiviate. Questo vuol dire che le donne non sono credute. Assai amaro constatarlo.
Così si legge nell’articolo di Repubblica che riporto. Ed è veramente amaro constatarlo.
Le donne che io racconto, invece, sono quelle hanno scelto di farcela da sole, poiché l’unica strada che le donne hanno è una, e una soltanto : rendersi consapevoli per giungere al faticoso riscatto di sé da uomini violenti e alla protezione dei figli da modelli patriarcali devastanti. L’ho scritto ovunque e ovunque lo ribadisco, incluso ovviamente, il mio libro.
L’obiettivo primario, dunque, è la nostra consapevolezza, un’esplosione di forza ed energia da illuminare a giorno il più buio dei cammini. E questo invece non lo dico io, ma chi ci è passato, oppure menti autorevoli, Jung ad esempio. Fino a quando non avrai reso conscio l’inconscio, quest’ultimo dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai “destino”
Donne, allora, non più scelte inconsapevoli, ma scelte consapevoli. Che ce n’è un’infinità a nostra disposizione, basta solo cercarle e sceglierle, anche se sono difficili e possono rivelarsi sbagliate. Perché io dico sempre – e qui ancora una volta lo ribadisco – che se non si sceglie non è perché non si hanno strade, ma perché non si hanno obiettivi.
Nei miei obiettivi c’è il progetto di realizzare un’isola (l’isola che c’è – alla scoperta dei nostri talenti) che mi piace definire come una cittadella dove si coltiva la cultura dell’anima, la consapevolezza di noi che ad essa conduce, e dove si va alla ricerca dei nostri talenti, si scoprono in età adulta (che non è mai troppo tardi), si scoprono in età giovanile che è ciò di cui hanno bisogno i nostri ragazzi. Un luogo dove noi possiamo mostrare ai nostri figli che di strade ce n’è a migliaia, e ben diverse da quelle che il mondo mostra, un luogo dove si dia loro una voce, dove li si ascolti che è quello che di più desiderano i nostri ragazzi. Facciamolo prima che sia troppo tardi e tanti di loro si perdano ancora.
Nel mio sito il progetto dell’isola non c’è ancora, per evidenti ragioni, ma è li che voglio arrivare.
E vorrei arrivarci proprio grazie al contributo delle donne, perché io credo in loro.
Credo alla forza immane che hanno, ci credo più io che loro stesse, ma non fa niente.
Vorrei che questa fiducia le raggiungesse oltre le mie pagine, poiché il peso sociale delle donne è l’unica variabile che può salvare questo mondo alla deriva. A partire dai figli, che per primi scontano il peso delle nostre sofferenze e che – anche per questo – rifuggono la vita (che tanto è solo dolore finché glielo mostriamo) e navigano ubriachi su tasti verso isole virtuali.
E qua mi fermo sennò finisco con lo scrivere un altro libro, e per oggi forse vi ho già invornito abbastanza.
Anzi senza FORSE, mi perdonerete. Grazie dell’attenzione e un buon anno a tutti.

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