Riflessi

Ma Silvia sei tu?

By 28 Febbraio 2019 Aprile 8th, 2019 No Comments
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Ma Silvia sei tu?

E’ inutile dire che dall’uscita del mio romanzo “La scelta inconsapevole” è la domanda che mi sono sentita rivolgere da tutti quelli che l’hanno letto.
E’ stato facile anche rispondere. Quella di Silvia, è una storia vera, quindi la risposta è no.
Di recente, tuttavia, ho ricevuto la recensione di una lettrice (Graziella) che ringrazio di cuore, per l’attenzione e la profondità con cui ha colto l’essenza del mio libro,  oltre le pagine.

Esordisce l’autrice col dire che tutti, chi più chi meno, siamo Silvia : lo siamo stati e lo saremo.
Quindi espone il suo giudizio in assoluta coerenza col messaggio che il testo si propone di diffondere.
Naturalmente le sue considerazioni mi hanno lasciata di sasso, proiettandomi di colpo in una dimensione capovolta rispetto alla verità assoluta e indubitabile che pure ritengo di avere espresso.
Tante le riflessioni che ne sono scaturite e che mi consentono, non senza orgoglio, di meglio dettagliare natura e scopo del mio romanzo.
La protagonista è ovviamente Silvia, una donna di quarantacinque anni, bloccata da una sintomatologia importante, gli attacchi di panico di cui soffre fin dall’infanzia che tuttavia, col passare del tempo, son diventati sempre più implacabili e preoccupanti.
La donna è senza dubbio molto confusa da quello che sta accadendo e che non riesce a capire, avendovi convissuto a lungo come un unicum con se stessa nell’illusione di poterlo controllare.
In un primo momento, infatti, non legge il sintomo come un segnale d’allarme di qualcosa che non va, e di fronte al quale sorge spontaneo il bisogno di trovare una soluzione, ma viene colta dallo sgomento come se in tutto ciò, fosse racchiuso un grande mistero.
Non le pare, addirittura, possibile che una cosa così, possa succedere proprio a lei.
Gli attacchi di panico, nel suo caso, hanno una radice profonda, che vive, cresce e si nutre della sensazione di vivere una vita non propria, una vita che non ha scelto, o meglio che ha scelto inconsapevolmente, ma questo lo capirà solo alla fine.
Ed è proprio l’inconsapevolezza la matrice del suo disagio, una dimensione che già vive e respira nei suoi passi e che, a questi livelli, genera in lei, come in ognuno di noi, una lotta continua, sfiancante.
Ragione e sentimento. Già. L’eterna lotta che tutti sovrasta.
Non v’è dubbio che in questa fase la mente sia più forte, ma l’anima è più tenace e ha più ragioni.
Infatti condurrà la donna a fare una scelta che razionalmente non avrebbe mai fatto.
Silvia non se ne rende conto, ovviamente. A lei è noto solo il sintomo e la paura-sgomento che da questo deriva. Vuole dare un senso a ciò che accade, un senso però che al primo approccio è sbagliato, ma che è pur sempre un bisogno che reca in sé il seme di una dimensione più ampia.
A muoverla, o meglio a smuoverla, infatti non è la volontà di risolvere un problema che non avverte minimamente come tale, bensì un’urgenza di ben altra natura.
Si sente braccata da una paura che lei stessa definisce folle e che ingigantisce le dimensioni del suo disagio spingendola in un vicolo cieco, apparentando le sue paure con altre ancora più grandi perché senza via d’uscita. Si convince di essere in procinto di morire, eppure non sente il peso di una paura legittimamente umana, ma qualcosa di più. Il terrore che già dalla prima confessione si allarga alla necessità di preservare il suo ruolo materno.
Silvia, infatti, è una ragazza madre, sola, senza nessuno, né famiglia, né amici. La donna istintuale che la mente ha sempre costretto a nascondersi emerge fin dalle prime battute, quando parla del suo bambino che non ha che lei.
Non puoi fuggire davanti al pianto di un figlio, non puoi ignorarne il bisogno e la fame.
Così, dopo aver vagato alla ricerca inconsapevole di un senso al perché del suo disagio, comprende che da sola non ce la farà. Tende quindi la sua mano. Aiuto. Non ce la faccio più.
Inizia, così, la sua analisi a fianco del Professor Casadei.
Un viaggio doloroso e complesso, costellato di insidie e paure, ostacoli e resistenze che si frappongono alla conoscenza di sé e del suo passato, e che tuttavia le consentirà di ridare un senso alla sua storia esistenziale anche negli aspetti più dolorosi e drammatici. Silvia, infatti, non si limiterà a proteggere il figlio da modelli patriarcali devastanti, né al faticoso riscatto di sé da uomini violenti, ma grazie al cammino interiore riuscirà ad incontrare i suoi demoni profondi e a riscattare la sua creatività, in un processo trasformativo di grande potenza.
Quello di Silvia è un viaggio lungo e difficile che, pur circoscritto a una sfera privata, reca in sé un messaggio universale.
Ciò che la paura di per sé getta in pasto alla disperazione può, e deve, essere affrontato e superato, per noi stessi e per gli altri, a partire dai nostri figli che per primi scontano il carico delle nostre sofferenze.
Così il romanzo pur ruotando intorno alla storia di Silvia e alla relazione analitica, dà spazio ad altri personaggi di diversa estrazione sociale, provenienze e appartenenze. Donne a cui tutto il contesto socio-culturale ha insegnato come l’amore possa passare attraverso la negazione di sé e della propria dignità e che solo grazie a se stesse e al proprio coraggio riescono a rinascere dando un nuovo significato profondo alla loro vita.
In tal senso La Scelta Inconsapevole muove i passi da un’analisi privata per allargarsi a una dimensione universale nel tentativo di individuare la causa primigenia dei problemi che schiacciano la maggior parte degli esseri umani.
Ciò che, oltretutto, rende i simili, simili.
Essere così nudi e vulnerabili al cospetto delle nostre sofferenze, è la condizione di umanità più profonda.
Alla stessa maniera viaggiare nel tempo col sottofondo di vivere una vita non propria è esperienza, io credo, comune a tutti.
Siamo uomini, esseri pensanti e creatori, con talenti e capacità fuori dall’ordinario, inconsapevoli ma attenti al richiamo dei nostri bisogni.
Quello che ci orienta nelle nostre scelte è indubbiamente ciò che del nostro passato, nel senso più stretto di vissuto educativo , sociale, culturale, abbiamo portato con noi da adulti.
Silvia è, come tutti, figlia di un vissuto che ne ha decretato la sorte.
Non sarà difficile alla fine comprendere che non ha avuto strade, se non quella di una scelta inconsapevole. Perché è maledettamente vero, come diceva Carotenuto, che chiunque nasca dove non ci sono strade farà una fatica immensa a trovare la propria.
Silvia la sua strada se l’è veramente scavata a mani nude e, non foss’altro che per questo, è diversa da me e dagli altri.
Ma siccome, e purtroppo, siamo davvero in tanti a nascere dove non ci sono strade, allora posso tranquillamente affermare che la storia di Silvia è, per molteplici aspetti, una storia universale.
La mia e di una moltitudine di donne e di uomini.
Non v’è dubbio. L’autrice della recensione, ha colto una verità, di là dalla verità.
Quella che, come sostengo con forza, si colloca sempre oltre le pagine.
Grazie infinite a questa lettrice attenta e sensibile.

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